Rate this item
(1 Vote)

La missione di Peter Pan è dare accoglienza alle famiglie dei bambini malati di tumore.
Accoglienza non significa semplicemente offrire una sistemazione logistica a chi è costretto dalla malattia a trasferirsi in un'altra città per curare il proprio bambino.
Naturalmente non intendiamo sottovalutare l'importanza sia economica che sociale, di offrire a chi non risiede nello stesso posto in cui vengono praticate le cure, la possibilità di alloggiare gratuitamente per tutto il tempo delle terapie in un ambiente confortevole e tranquillo.
Per noi di Peter Pan la parola accoglienza ha un significato molto più ampio: vuol dire mettere in atto tutte le strategie e le accortezze che ci suggerisce la nostra esperienza di genitori che hanno vissuto lo stesso dramma, per contrastare la solitudine e lo smarrimento che sono l'inevitabile corollario di questa terribile diagnosi.

Quando ti dicono che tuo figlio è malato, e di una malattia che mette seriamente a repentaglio il suo futuro, in pochi minuti cambia tutta la tua vita: all'improvviso vieni catapultato in una dimensione altra in cui tutti i parametri che regolavano fino allora la tua esistenza saltano o perdono di significato. Ti senti disorientato come un terremotato che guarda un campo di macerie su cui prima sorgeva la sua casa. Ti trovi a vivere in una realtà angosciosa e sconosciuta in cui non sai cosa fare, come muoverti. Il tuo cuore è in tumulto e i tuoi pensieri si accavallano disordinatamente proprio nel momento in cui dovresti essere lucido perché ci sono tante decisioni da prendere.
Ti sembra che "gli altri" - quelli a cui non è successa la stessa cosa - non possano più capirti né aiutarti. Anche gli amici e i parenti, così desiderosi di darti una mano, si sentono imbarazzati e inadeguati di fronte alla tua tragedia e balbettano confuse parole di conforto. Loro però vivono nella normalità, in quella dimensione che senti ormai così lontana e di cui solo ora apprezzi il valore: ora che stai sperimentando qualche cosa di abnorme.
E allora ti senti solo, sperduto, incapace di esprimere quel "troppo pieno" del cuore, che non riesce a venir fuori. Oltretutto ti trovi all'improvviso lontano da casa in una città grande, caotica, sconosciuta, in cui non riesci nemmeno ad orientarti.
E' a questo punto che ti parlano delle Case di Peter Pan, di cui fino a quel momento ignoravi l'esistenza.
Le Case di Peter Pan, oltre all'ospitalità, ti offrono la possibilità di vivere insieme a famiglie "sorelle" che vivono il tuo stesso dramma, con le quali puoi condividere quotidianamente angosce e speranze, con la certezza di essere capito fino in fondo. E' naturale che si crei un forte legame con chi vive un'esperienza analoga alla tua: è rassicurante sapere di non essere soli. La spontanea solidarietà che si crea tra le famiglie ospitate aiuta a poco a poco a ricostruire un nuovo equilibrio per andare avanti e a sopravvivere in circostanze così estreme.
I legami che si creano nelle nostre Case sono molto forti e sono destinati a durare nel tempo, anche quando, a vicenda conclusa, si ritorna a casa propria.
Le direttrici delle Case, grazie alla loro sperimentata sensibilità, intervengono a fluidificare i rapporti tra le famiglie. Quando c'è da smussare qualche inevitabile attrito, magari dovuto al nervosismo, si sforzano di favorire la socializzazione e l'integrazione, promuovendo momenti di evasione di ogni genere, come una "pizzata" serale nei ristoranti del quartiere, la giornata delle grandi pulizie in comune, o cene particolari a cui si invitano i medici del reparto, con la possibilità per i genitori di avere con loro un dialogo più disteso e non condizionato dai ritmi stressanti del lavoro ospedaliero.
La struttura stessa delle Case, attraverso tanti piccoli accorgimenti, è stata pensata in modo da privilegiare la vita collettiva. In cucina, ad esempio, i fornelli sono inseriti in un'isola centrale, in modo che durante la preparazione dei pasti si stia uno di fronte all'altro e si possa fare rapidamente conoscenza. Molte amicizie nascono in cucina proprio con uno scambio di ricette. Per evitare ogni tentativo di isolarsi, nelle stanze non sono previsti apparecchi televisivi: per vedere il programma favorito bisogna necessariamente utilizzare gli spazi comuni.
Oltre a questo Peter Pan ha organizzato un servizio di ascolto molto particolare: ogni giorno, a turno, una squadra di volontari, appositamente formati, viene nelle Case per passare la serata insieme agli ospiti.
Naturalmente non si viene mai a mani vuote: c'è sempre un piatto speciale preparato precedentemente a casa con tanta cura o un dolce comprato in una buona pasticceria vicina. La buona tavola - è risaputo - serve tanto al corpo quanto allo spirito: le rughe si spianano, la tensione si allenta, le battute si susseguono e un buon bicchiere di vino favorisce anche qualche allegra risata.
A tavola fiorisce l'amicizia e i nostri volontari perdono l'anonimato e diventano per tutti Francesco, Carla, Marina, Giovanni o Cristina, quei cari "ragazzi" che vengono la sera.
Dopo cena, dopo aver rigovernato tutti insieme, seduti su una panchina in giardino o su un divano è più facile aprire il proprio cuore a chi non è più uno sconosciuto e che, senza pretendere di darti consigli o risposte, ti accoglie e ti accetta per quello che sei e diventa contenitore di quel torrente represso di emozioni che hai nel cuore.
Tutto questo è certamente terapeutico: calma, rasserena, e magari, dopo un bel pianto, aiuta a passare meglio la nottata e quindi a recuperare le energie necessarie per affrontare le battaglie dell'indomani.
La calma ritrovata si ripercuote anche sui bambini: per i piccoli è molto rassicurante avere accanto una mamma più serena e meno stressata, capace di sorridere e di sopportare con pazienza i capricci e le ribellioni. Quante volte i nostri bambini a cui neghiamo ostinatamente la verità nell'intento di proteggerli, la leggono poi chiaramente nelle nostre facce tirate, nelle nostre occhiaie, nei nostri occhi velati di lacrime! 
Le testimonianze e la gratitudine delle tante famiglie ospitate ci ripagano a dismisura, ma soprattutto ci confortano nella convinzione profonda di aver "inventato" una formula particolarmente efficace per sostenere le famiglie colpite da questo dramma.
Ecco perché vorremmo crescere ancora: desideriamo allargare il nostro abbraccio a tutti quelli che ne hanno bisogno, senza esclusioni, e che diventano sempre più numerosi.
Il Peter Pan della favola non vuole crescere, il nostro invece vuole diventare Grande.

More in this category: Piantina Terra »

PeterPan_logo

Associazione Peter Pan Onlus
L’accoglienza del bambino onco-ematologico
Via San Francesco di Sales 16 00165 Roma
web        www.peterpanonlus.it
email       info@lagrandecasadipeterpan.it
telefono  06684012 (centralino Associazione)
C.F. 97112690587